Follemente
Quando scriveva «contengo moltitudini», forse Whitman non immaginava il proprio io come un salotto arredato con gusto vintage, illuminato da tante piccole abatjour e abitato da maschere così sopra le righe da apparire carnevalesche. Ciònonostante, si può ben dire che, con “Follemente”, Genovese si sia inserito nel solco di una tradizione immaginativa riconducibile ai versi del poeta americano.
Di certo, non basta così poco per definire l’opera scarsamente originale. Eppure, il grande successo internazionale dei due film di “Inside Out” e della serie di animazione “Dream Productions”, fanno inarcare un sopracciglio anche al pubblico meno esigente. In ogni caso, qualora si rilevasse un eventuale spunto attinto dai celeberrimi film d’animazione targati Pixar e Disney, sarebbe impensabile l’ipotesi di attribuire un dolo al pluripremiato regista romano. Ma non giungiamo a conclusioni così affrettate. A ben guardare, non si direbbe che Genovese abbia tratto spunto da “Inside Out”. Ad affollare l’io di Edoardo Leo e di Pilar Fogliati non è una torma di emozioni dotate di una vita autonoma ma prive di razionalità. Bensì, un vivace gruppo di istanze psichiche, a loro volta dominate da pulsioni, ma anche suscettibili di pensieri e argomentazioni razionali.
Ma non finisce qui. Per svelare le storia di questa pellicola girata nel corso del 2024, dobbiamo fare un salto di circa vent’anni indietro nel tempo. Più precisamente, al 2004. Paolo Genovese è a Roma, e sta girando uno spot per l’abbonamento al canone Rai. Un uomo e una donna, seduti dentro a una vettura, discutono tra di loro. Noi spettatori possiamo sentire i loro pensieri, ciò che scalpita per uscire, ma rimane non-detto. È lì che, secondo Genovese, sarebbe nata l’idea del soggetto di Follemente. Insomma, un progetto a dir poco rivoluzionario rimasto nel cassetto troppo a lungo? Ancora una volta, dobbiamo resistere alle tentazioni di una chiusa superficiale per quella che invece è una vicenda complessa.
Nulla da recriminare alla grandiosa penna da cui è uscito “Perfetti Sconosciuti”, film dal soggetto talmente originale e dalla sceneggiatura così efficace, da ottenere 25 remake nel giro di 8 anni. Ma, come anticipato nella nostra premessa, sostenere allora che il tema di “Follemente” sia del tutto originale non farebbe comunque gli onori del vero. Prima ancora di “Follemente” e perciò, secondo questa ricostruzione, anche di “Inside Out”, avrebbe sviluppato questa tematica la sitcom americana “Ma che ti passa per la testa?” (in originale “Herman’s Head”), andata in onda sulla Fox e su Rai 1 dal 1991 al 1994. Sistemato nella testa di Herman, un simpatico gruppo di quattro attori avrebbe rappresentato le quattro principali aree caratteriali del protagonista, monocordi e nettamente distinte tra loro, un po’ come le istanze freudiane di Io, Es e Super-Io.
In effetti, a posteriori, viene quasi spontaneo visualizzare “Follemente” come un prodotto del 2025, la cui gestazione, però, è iniziata nei primi anni del Ventunesimo secolo, risentendo fortemente delle coordinate culturali che più di dieci anni prima avevano dato i natali a “Ma che ti passa per la testa?”. Recitazione sopra le righe, gag ed espedienti narrativi fondati su cliché, tecniche di ripresa non sempre (o non più) poi così originali. Tutti questi nei, che rendono “Follemente” in parte simile ai film e alle serie televisive degli anni Novanta e dei primi anni Duemila, abitano la pellicola a braccetto di quelli che appaiono come i loro esatti contrari. Infatti, non è raro che trovate straordinariamente inedite squarcino in una risata un montaggio al passo coi tempi. È questa, dunque, l’ultima prova della sua originalità dalla storia ventennale.
DAVIDE IMBESI