Recensioni della Settimana della flessibilità

Pubblichiamo le recensioni prodotte dai ragazzi durante le esercitazioni previste nel corso Scrivere di cinema nella Settimana della flessibilità al Liceo M. Gioia dal 12 al 16 febbraio 2018. Dopo essersi cimentati con la recensione breve (e brevissima con la “recensione tweet”) alcuni dei discenti hanno mandato i testi per la sezione blog del nostro sito web. Per loro un buon esercizio, per noi il piacere di vedere crescere nei giovani la passione per il cinema. Speriamo che leggere i testi spinga a vedere o rivedere i film recensiti. Buona lettura

 

1984

 

Il 1984 non sarà più il grigio 1984! Cambiano i vincitori, la giovane atleta irrompe nel mercato, revitalizza le masse con adrenalina e dinamismo colorato.

Pietro Giorgi

 

Fuori da tempo e spazio. Automi insensibili. Una donna e un martello: Apple 1984.

Giacomo De Poli

 

Guarda lo spot: https://www.youtube.com/watch?v=2zfqw8nhUwA

 

THE BIG SHAVE

 

Il sangue versato in Vietnam. La morte, un’azione giornaliera come il gesto di radersi. Un ragazzo si ferisce, impassibile ai tagli, e si specchia. Il sangue cola scuro sulla bianca ceramica del bagno. L’America si osserva, incapace di reagire. Come la musica in sottofondo: completamente sconnessa.

Francesca Marchesini

 

Un ragazzo e uno specchio. Una scena quotidiana; dietro, una realtà sconvolgente. Strage di sangue a ritmo di jazz: Vietnam, inutile sacrificio.

Camilla Gardella

 

Vietnam 1967. Semplice e diretto. Una grande metafora. Critica di uno Stato sul filo del rasoio.

Manuel Romano

 

Guardati America: specchiati nel tuo suicidio. Ti macchi del tuo stesso sangue, indelebile… Il tuo errore è per sempre. “the BIG SHAVE” ti resta impresso. Guardandolo lo fai tuo ed è su di te che sgorga il sangue. Tu, noi, lei: la grande rasatura è per tutti. L’indifferenza è un rasoio affilatissimo e senza pietà. Non si torna indietro. Si va avanti con difficoltà. Viet 1967.

Giacomo De Poli

 

America, il tuo sangue scorre. Perché continui? Paese scosso e ferito, la denuncia dell’indifferenza, prevalente sulla consapevolezza di uno Stato sadico e masochista. La vanità sgorga nel Vietnam.

Pietro Giorgi

 

Guarda il film: https://www.youtube.com/watch?v=N1T93rJ9p-s

 

11 SETTEMBRE 2001 (corti di Penn, Iñárritu, Makhmalbaf)

 

Una profonda riflessione celata nell’oscurità dei ricordi e del dimenticato. Il vecchio uomo e la casa, emblema di una nazione stanca e conservatrice, chiusasi nel buio di un sogno illusorio. L’acqua scorre nel lavandino; il tintinnio della sveglia si fa sempre più assordante e ripetuto; l’uomo vive un triste monologo con la moglie ed è incapace di percepire la sua assenza. Perché i fiori non sbocciano? Un interrogatorio che viene chiarito quando la luce sconcertante penetra nella casa, parallelamente al crollo della prima torre. America svegliati! Ci vuole dire Sean Penn, guarda la realtà! I fiori sbocciano, l’uomo è consapevole di aver vissuto in dormiveglia e sconsolato piange, a fronte di una nuova speranza.

Pietro Giorgi

 

Il corto del regista Alejandro Gonzalez Iñarritu è sconvolgente, potente e distruttivo. Si scatenano diverse emozioni in chi guarda questa versione dell’attentato alle torri gemelle; paura, tristezza e rabbia. Ciò che affligge emotivamente non è solo la componente visiva (davvero poco marcata), ma quella sonora. Le news, il panico della folla di fronte ad un atto imprevedibile, l’impatto degli aerei. Pochi fotogrammi. Gente che cade. Successivamente non vi è più audio. Solo immagini di distruzione. Poi… la colonna sonora. Strumenti ad arco sensibilizzano l’animo umano. Fanno inginocchiare e pregare chi guarda, con occhi impauriti. La luce di Dio ci guida o ci acceca? Questa domanda finale come morale di un dramma. L’essere umano in dubbio. Tutto ben orchestrato. Semplicemente superbo.

Ismail Bouzid

 

E’ straziante. Il dolore nasce da dentro e pian piano divampa. Schermo nero. Schermo grigio. I sentimenti? Paura, lamento, pianto. Una voce di un bimbo. Schermo bianco. Il tempo è scandito, la divisione è netta. È inevitabile immedesimarsi, è inevitabile sentirsi persi: come quelle persone che per sfuggire alle fiamme hanno preferito paracadutarsi (ma senza paracadute) dagli ultimi piani delle torri. Ma l’uomo ingenuo non sa che non può volare. L’uomo ingenuo non sa che così farà male a se stesso e male agli altri.

Giacomo De Poli

 

Tre visioni illuminanti dello stesso catastrofico evento. Con Sean Penn il lutto di una nazione vissuto come la fragilità di un uomo vedovo. Buio contro luce. L’illusione del sogno americano contro la dura realtà: rinascita. Con Iñárritu, poi, pura riflessione; la veridicità delle immagini distaccate dall’audio: sola drammaticità. Il buio o la luce… a cosa ci porta Dio? Alla fine l’opinione dei bambini di un popolo lontano. Con Makhmalbaf torna la religiosità, il valore del conoscere e la struttura stessa delle torri: ciminiera fumante.

Francesca Marchesini

 

America, sveglia! Il sogno è finito ed è ora di aprire gli occhi, anche se tu, come un bambino, continui a sognare. Che cosa hanno in comune dei fiori, un telefono e una ciminiera? Semplice: due torri, e la strage che le ricorderà per sempre. Interessanti i punti di vista e non, geniali le idee che riescono a riempire lo spazio vuoto lasciato a New York.

Camilla Gardella

 

 

INGLOURIOUS BASTERDS (scena taverna)

 

Tensione infernale raccontata brillantemente in chiave storica da Quentin Tarantino. Una taverna della Francia occupata dai nazisti riconduce all’ambientazione da saloon, tipica degli Spaghetti Western tanto amati da Quentin. Nell’oscurità un gruppo di mercenari americani mimetizzati tra soldati del terzo Reich, in compagnia di un’attrice tedesca, elabora la diabolica detonazione del Fuhrer. Inquadrature calde e dinamiche rimarcano il mascheramento dell’identità, sottolineato dal tema ricorrente del gioco tra i soldati nazisti; c’è chi in sala gioca così bene da parlare con accento statunitense e a destare sospetto. La perspicacia di un vero maggiore nazista lo fa accorgere degli intrusi e il climax ascendente di tensione sfocia in una raffica di pallottole. Fumo e delirio.

Pietro Giorgi

 

La sequenza della taverna nel film “Bastardi senza gloria” è un emblema della cinematografia tarantiniana. Vincenti la parola e il rumore rispetto a una classica colonna sonora con musica di commento. Giochi di sguardi, dialoghi, in un clima di tensione totale. “Deutsch über alles”, in un lungo dialogo tra nazisti e “nazisti” fuori luogo. Situazione assurda. Inizio col gioco, chiusura col sangue. Sparatoria improvvisa e confusa, con un aroma nonsense, ma ottimo, come quello scotch invecchiato di trent’ anni.

Ismail Bouzid

 

Un tedesco, un inglese e una taverna francese; sembra quasi l’inizio di una barzelletta. Una scena western ambientata nella Seconda Guerra Mondiale. La situazione è calda come lo sono i colori utilizzati. Il tempo lascia spazio all’ultima parola dei presenti. La morte non tarda ad arrivare con un’esplosione di sangue che fa da sfondo musicale.

Versione breve:

Francia, ’45. Una taverna: nessuno ne uscirà vivo. La situazione tesa descritta da un gioco. Il colore caldo del sangue versato, come lo scotch bevuto un attimo prima.

Camilla Gardella

 

Pistoleri nel saloon in divisa nazista. Chi non indossa una maschera? Non è lunga l’attesa per la violenza se si gioca e festeggia il piccolo Max. Il sangue abbonda, le parole sottofondo della morte: marchio di fabbrica. Tensione surreale e plurilinguismo coinvolgente. Claustrofobia e toni caldi. Stallo alla messicana e ottimo whisky. Brindiamo?

Versione breve:

Wer spielt? Chi gioca? Proiettili e sangue. Spie e terzo Reicht. Violento, cupo, travolgente.

Francesca Marchesini

 

Francia, Seconda Guerra Mondiale. Una taverna, qualche tedesco, un paio di spie. E King Kong. Obbiettivo? Proteggere la propria identità. Niente musica, solo un grande angosciante dialogo. L’ansia sale e poi… azione! Frenetica, cruenta e improvvisa. Tante lingue, un unico messaggio: “Hai una pistola puntata addosso!’’

Versione breve:

Seconda Guerra Mondiale. Dietro una maschera, prima viene la calma e poi la tempesta. Chi sopravvivrà a questo pericoloso gioco?

Manuel Romano

 

Maximilian crescerà da solo. Il padre è stato tradito dagli Americani, è stato tradito dall’attrice tedesca alleata americana. Facciamo un patto. In questa sequenza Tarantino riporta tutte le sue principali note stilistiche. I lunghi dialoghi straziano la scena, comunque in grado di mantenere la sua imprevedibilità. L’ubriachezza è protagonista nel tavolo dei soldati semplici; al contrario la lucidità e la strategia sono le protagoniste al tavolo degli ufficiali (tedeschi?!). Eric portami un altro whisky, perché devo brindare e dimenticare.

Recensione tweet:

1.     La scena è lenta e non la spunterà nessuno. Chi è chi? Una sequenza inaspettata che spiazza, immersa in una oscurità ambigua. Il piccolo Max crescerà da solo.

2.     Basta un gesto per sbagliare, tradirsi e morire. In questa guerra la spunta chi è furbo, e chi sa attenersi al suo personaggio.

Giacomo De Poli

 

GRIZZLY MAN

 

Droga e alcol, delusioni e fallimenti. Sono solo il pretesto per brindare ad un nuovo inizio: Cin-Cin! Una doppia lettura soggettiva della problematicità dei rapporti interpersonali, racchiusa nelle riprese di Timothy Treadwell, giovane statunitense folle e squilibrato, isolatosi in una nuova realtà interiore, tra gli orsi grizzly del parco naturale Katmai in Alaska, a vivere in una strana simbiosi con i grandi predatori per 13 estati. Tim non è solo un ambientalista, ma il sovrano degli orsi e il protettore dei soprusi della mentalità comune, con cui tutti ci troviamo a fare i conti. Una pellicola folle e squilibrata, ma allo stesso tempo intrigante, in cui Herzog riflette filosoficamente e critica una figura discussa come quella di Tim, valorizzandola per la sua sensibilità di documentazione della natura selvaggia. La follia eroica dell’ambientalista lo porterà a perire tragicamente per mezzo dell’animale a cui aveva dedicato la sua esistenza; l’uomo grizzly ucciso da un suo “simile”, un’ingiustizia cosmica che rivela la vera natura del mondo: un ciclo di morte, caos e distruzione.

Pietro Giorgi

 

L’uomo amico degli orsi. Così Timothy Treadwell voleva essere ricordato. Un video diario lo racconta in tutte le sue forme. Fiction o documentario? La natura sceglie il finale. Il regista, invece, mostra “l’uomo orso” simile alla natura: caotica, in conflitto con sé stessa e imprevedibile.

Camilla Gardella

 

Armonia o conflitto, caos e morte? Cos’è la natura? La vita di Timothy Treadwell fra gli orsi dell’Alaska. Tredici estati: i filmati originali, i ricordi degli amici, i commenti di Herzog. La selezione magistrale del materiale fa capire le due facce del soggetto: la dissociazione dalla civiltà e l’amore per la natura incontaminata. Vero protagonista è ancora una volta il lato oscuro e selvaggio dell’uomo. La violenza non è udibile; musica e silenzio accompagnano piacevolmente lo spettatore. Le fitte foreste e gli animali (e non) in piena libertà aiutano a prendere una posizione. Cos’è la natura?

Francesca Marchesini

 

Il migliore amico dell’uomo? L’orso. Parola di Timmy Treadwell. Amante della natura, tenace, temerario… un po’ pazzo. Forse incompreso. Capace di andare contro tutti. Anche contro alla morte. Ma Timmy sa cosa vuol dire soffrire. Non ha paura. Herzog ce lo racconta con rispetto e onestà. Mr. Chocolate ci vediamo l’anno prossimo! Forse.

Manuel Romano

 

Non piove più fuori, gli orsi sono pericolosi perchè non hanno cibo. Dentro l’animo di Tim la tempesta è perenne. C’è un Dio? Esiste un protettore degli uomini? E degli orsi? Infondo Timothy ci insegna che uomo e orso possono convivere fino a che non è il naturale ciclo della Natura ad intervenire. A quel punto occorre dimenticare, buttare via, bruciare… Ogni minima testimonianza fa male e ti fa ricordare quanto avesse esagerato Tim in quello che amava fare. Herzog è stato capace di dare un volto nuovo al documentario classico. Il messaggio è uno, lavorato con capacità: Timothy Treadwell era sostanzialmente un pazzo spinto da buone intenzioni ma privo della consapevolezza di sé. Si era scordato di essere un uomo? Era un Guerriero Solitario, con le sembianze di un uomo ma l’anima di un animale. Come tutti gli animali ha fame. Come tutti gli animali, prima o poi, muore se non piove più.

Giacomo De Poli

 

Guarda il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=WsWyErUD3C0

COLLATERAL

 

Una tranquilla notte a Los Angeles si trasforma in una corsa contro il tempo per porre fine ad un piano malato e squilibrato. Mann racconta con colori freddi e metallici, dinamismo e adrenalina, la folle notte di Max, tassista che si ritrova involontariamente a scortare Vincent, un brillante Tom Cruise, che interpreta un sicario incaricato di eliminare 5 testimoni collegati a un pericoloso narcotrafficante. Complice di omicidio, il pilota tenta di ribellarsi; viene però sopraffatto dal carisma di Vincent e riesce solo in un secondo momento a ribaltare la situazione. La personalità timorosa e pacata di Max dovrà fare i conti con quella brutale e cinica di Vincent, in un crescendo di tensione e azione fino all’ultima cosa in metropolitana.

Pietro Giorgi

 

E’ cupo. L’oscurità prevale nelle scene fredde. L’ambientazione notturna è molto suggestiva e permette di concentrarsi sulle luci e i bagliori nelle strade di Los Angeles. Il ritmo velocizzato delle scene che si susseguono non lascia spazio che a brevi attimi di riflessione: bisogna assorbire e in fretta. Forse addirittura attutire, come ha fatto il taxi di Max con la prima vittima di Vincent; ripulirsi e ripartire, senza dare nell’occhio, comportandosi come fosse una notte qualunque, su un taxi qualunque, in una metropoli qualunque. Non c’è pietà per nessuno: se devi morire, muori. È il tragico delle vicende noir. C’è, invece, l’indifferenza: se un uomo morisse su una metropolitana, se ne accorgerebbe qualcuno? Probabilmente no, ma la vita non ti dà il tempo: devi ripulirti e ripartire.

Giacomo De Poli

 

Gli ingredienti ci sono tutti: tensione, proiettili, criminali. E Tom Cruise. Un’avventura lunga una notte illuminata dai neon di Los Angeles. Jamie Foxx, in veste di tassista, involontario complice di un killer su commissione. Sullo sfondo della pellicola (girata in digitale) l’etica personale e l’empatia per il buono. E per il cattivo. Mann dirige un buon film d’azione, in cui la violenza passa quasi in secondo piano: al centro la messa in discussione e i rapporti umani. Alla Heat.

Francesca Marchesini

 

Guarda il trailer americano: https://www.youtube.com/watch?v=iPbG9uU7BiI

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