Recensione di STRANGER IN PARADISE

SIP-3

Fin dagli inizi l’uomo è sempre stato spinto a migrare; il traguardo e l’ispirazione sono sempre stati il lussuoso Settentrione. Questo ci introduce Guido Hendrikx nel suo acuto docufilm Stranger in Paradise. Ed è il “paradiso” il vero protagonista dell’opera. 72 minuti in cui l’Europa è pubblico e protagonista. Cinque atti alternati da celestiali vedute del territorio siciliano: Eden personale per cui si mette tutto in gioco. Come aiutare i migranti che giungono in massa sul territorio? Quali saranno le conseguenze?

Tre le sfaccettature del vecchio continente: compimento del sogno, irraggiungibile utopia e cruda e realistica burocrazia. Un attore interpreta le opinioni dell’Europa stessa di fronte a una classe di richiedenti asilo. Loro costretti a riflettere sul loro futuro, noi indotti a ragionare. Siamo i ricchi vincitori della roulette geografica. Cosa crediamo? È una vita dignitosa per tutti o il benessere di pochi ciò a cui aspiriamo? La regia totalmente neutrale permette di crearsi un’idea, di osservarsi, reagire e criticarsi.

Francesca Marchesini

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