Recensione di I SEGRETI DI WIND RIVER

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Cory Lambert (Jeremy Renner) è un cacciatore di predatori nella riserva indiana di Wind River, perduta nell’immensità selvaggia del Wyoming. Sulle tracce di un leone di montagna che attacca il bestiame locale, trova, tra la neve, il corpo esanime di una giovane ragazza amerinda che Cory ha visto crescere. Il crimine prolunga il dolore di Cory che ha perso tre anni prima la figlia in circostanze altrettanto brutali. Per fare chiarezza sul caso, l’FBI invia Jane Banner (Elizabeth Olsen), una recluta di Las Vegas senza esperienza. Jane chiede a Cory di affiancarla nella difficoltosa caccia all’assassino: lei indaga, lui caccia. Essendo molto legato alla comunità indiana e conoscendo il luogo alla perfezione, è l’uomo giusto per aiutarla. I due scopriranno che nell’apparente silenzio dei ghiacci si nasconderà una sconvolgente verità.

Taylor Sheridan, firma così la prima pellicola da regista e conclude la sua trilogia sugli ultimi, sui dimenticati, che abitano lungo la frontiera americana. “Partendo dall’epidemia di violenza lungo il confine statunitense-messicano in Sicario e poi passando al divario tra immensa ricchezza e povertà nella Comancheria del Texas in Hell or High Water, I segreti di Wind River è il capitolo finale di questa trilogia”, spiega il regista. Sheridan è stato infatti lo sceneggiatore di Sicario e Hell or High Water, ma poi ha lasciato la regia a terzi (Denis Villeneuve e David Mackenzie). Con I segreti di Wind River ha concluso una trilogia ideale dei territori di frontiera e , con quest’ultimo, ha voluto esplorare uno degli aspetti più complessi della frontiera statunitense: le riserve dei nativi americani.

I segreti di Wind River esplora forse l’aspetto più tangibile della frontiera americana”, ha detto il regista e sceneggiatore, “è il più grande fallimento dell’America: la riserva dei nativi americani. Da un punto di vista più intimo, è lo studio di come un uomo supera una tragedia senza mai porvi una vera fine. Da una prospettiva più ampia invece, è un approfondimento sulle conseguenze di com’è vivere in terre dove non si sarebbe mai voluto abitare. E’ un luogo brutale, dove il paesaggio stesso è un antagonista. È un luogo in cui la tossicodipendenza e gli omicidi uccidono più del cancro, e lo stupro è considerato un rito di passaggio per le ragazze per diventare donne. È un luogo in cui le leggi dello Stato lasciano spazio alle leggi della natura. Nessun posto in Nord America è rimasto così invariato nel secolo scorso e nessun posto in America ha sofferto tanto dei cambiamenti che vi hanno avuto luogo”. Sheridan confeziona così una storia realistica e metaforica che lascia senza fiato e che commuove più volte lo spettatore, attingendo da personaggi e scene del western, con qualche sfumatura noir e thriller.

L’autore, attraverso questa storia sconvolgente dipinge il ritratto impietoso di un mondo in cui le leggi della natura prevalgono su quelle degli uomini, un mondo senza speranza, in cui l’uomo deve battersi come un lupo per sopravvivere ed in cui solo la canna della sua pistola lo difende. Il film di Sheridan fa tornare alla mente Non è un Paese per vecchi, ma al posto della sabbia del deserto texano, abbiamo il ghiaccio del Wyoming ed il rosso del sangue che sporca la candida neve. Sheridan riesce a descrivere così bene questi luoghi e i suoi personaggi che lo spettatore si immerge solennemente all’interno della storia, ansioso tanto quanto i protagonisti di scoprire la verità, di trovare il colpevole. L’intrigo è molto semplice, il suo fluire lineare ed il tutto confluirà in una scena di alto livello registico, un flashback esplicativo che si fa largo all’improvviso nella macchinosa indagine che sembra arrivare a un punto morto.

Un film non banale, da brividi, sia per il freddo delle desolate lande innevate, sia per la freddezza della storia che il regista e sceneggiatore americano ha portato sul grande schermo. Il film esce nelle sale italiane il 5 aprile dopo che è stato acclamato dalla critica di tutto il mondo, vincendo un premio per la miglior regia al Festival di Cannes edizione 2017, che gli ha riservato, al termine della proiezione, ben 8 minuti in ininterrotti di applausi. Presentato anche al Sundance Film Festival, il film ha ottenuto il plauso della critica e ha incassato solamente negli Stati Uniti oltre 33 milioni di dollari. A entusiasmare gli spettatori sono stati l’atmosfera claustrofobica, l’uso sapiente dei modi del genere thriller e le immense distese di neve. Un film che gli amanti del cinema apprezzeranno, un film da non perdere!

Simone Schiavi

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