Recensione di JACKIE BROWN

Lunedì 10 luglio ore 21:45 Parco Raggio

JACKIE BROWN (pellicola dagli archivi della Cineteca di Bologna)

di Quentin Tarantino, con Pam Grier, Robert De Niro, Samuel L. Jackson, USA, 1997

Tratto dal romanzo Rum Punch di Elmore Leonard, Jackie Brown, realizzato dopo Pulp Fiction è forse uno dei film meno fortunati di Tarantino. Invece questo omaggio alla blaxploitation (fenomeno culturale americano degli anni ’70, dal quale il regista ripesca la protagonista Pam Grier, icona dell’epoca) è come al solito ricco di trame e sottotrame, dialoghi fitti, battute folgoranti e immagini memorabili.

Un film più lineare del solito, adattamento di un romanzo, Jackie Brown è la storia di una hostess che contrabbanda denaro per Ordell (Samuel L. Jackson). I loro traffici vengono scoperti e Jackie viene arrestata: Ordell le manda Max, un garante di cauzioni e complotta con lui per denunciare il mandante. Da qui la donna ordisce un complesso piano per ingannare tutti e scappare con il denaro.

Pur non essendo tra i suoi titoli più conosciuti, Jackie Brown conserva tutte le caratteristiche del migliore Tarantino: tra i marchi di fabbrica, inquadrature dei piedi, riprese dal bagagliaio, riprese dall’alto, scene girate nel bagno, non manca niente. E ovviamente non mancano alcuni dialoghi assolutamente memorabili, come quando Ordell guarda il video “Le pupe che amano le armi” con la deliziosa (e irritante) fidanzata Melanie di Bridget Fonda ed il comprimario Louis di Robert De Niro. Ecco, Tarantino è uno che si può permettere di avere De Niro e di fargli fare il comprimario. Ma è Jackie che domina il film, lei, antesignana della Sposa e di Shosanna Dreyfus, è quella che, in questo sottobosco di criminalità semi scalcinata, ha sempre un piano ben chiaro in testa. Lei è quella che può minacciare Samuel L.Jackson e uscirne vincente.

Barbara Belzini

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