Recensione di PATERSON

Venerdì 28 luglio ore 21.30 Arena Daturi

PATERSON

di Jim Jarmusch con Adam Driver, Golshifteh Farahani, 1h 53’, USA 2016

Ho una piccola confessione da fare: per tutta la prima mezz’ora del film ho sperato che Paterson ammazzasse quella sua ragazza hippie che passa il suo tempo a fare cupcakes e a colorare tutto di bianco e nero gravando sul bilancio familiare con acquisti inutili come una chitarra bianca e nera che non sa suonare.

E invece mentre procedeva il film mi sono lasciata conquistare, tutta la mia rabbia e tutto il mio bisogno di urla e dramma (non c’è mai abbastanza dramma in un film!) si è sciolto in una bolla di sapone e tutto mi sembrava così perfetto e mi piaceva lei e mi piaceva lui e mi piaceva quel loro ménage completamente irreale e tutto mi sembrava naturale.
E’ stato come se a un certo punto nel mezzo di una festa in cui facevo tappezzeria, Jarmusch mi mettesse le cuffiette con Reality di Richard Sanderson e mi invitasse a ballare e a credere nella sua dolcissima storia d’amore.

Finita la parentesi personale, Paterson segue un film di Jarmusch che ho profondamente amato, Only Lovers Left Alive, un’altra storia d’amore ma questa volta tra due vampiri darkettoni interpretati da Tilda Swinton e Tom Hiddleston, dei quali, nella graffetta 2014, dicevo “Come si fa a non amare Jim Jarmusch quando scrive e dirige un film così lento ed elegante con altrettanta elegante lentezza senza essere mai manierista. Only Lovers left alive è la storia di due innamorati e noi, a nostra volta, non possiamo fare a meno di innamorarci di loro”.
La stessa cosa potrei dire di Adam Driver e Golshifteh Farahani in questo film. Non possiamo fare altro che invidiarli questi due innamorati che conducono una vita tranquilla in una tranquilla cittadina del New Jersey che colleziona aneddoti sui personaggi famosi collegati a Paterson che è il nome del protagonista e il nome della cittadina dove tutto accade e dove niente accade, dove tutto si ripete e dove tutto procede per microscopici cambiamenti.

Paterson offre molti echi del cinema e della poetica del suo regista, dai dialoghi tra i personaggi nel bar che ricordano i corti di Coffee and Cigarettes alla celebrazione della musica jazz e rock (e alla grande amicizia del regista con Iggy Pop, già presente nei corti e protagonista anche del documentario Gimme Danger, sempre di Jarmusch, in uscita in Italia alla fine di febbraio).

Paterson è intriso di poesia, il suo protagonista è un autista di autobus poeta che incontra ragazzine poetesse e giapponesi poeti ed è tutto così surreale e ripetitivo che viene voglia di urlare ma che magnifico autore è Jarmusch.
Tornando alla parentesi personale, sono poi rientrata a casa leggera come una farfalla e ho detto al mio iracondo compagno dell’Ariete “Ma perché non siamo come in Paterson?”.

Barbara Belzini
Courtesy of Piacenzasera.it

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