Recensione di FAUST

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Domenica sera al Parco Raggio di Pontenure c’è un appuntamento a cui non potete mancare perché, in occasione della rassegna FilmonFilm_35mm, verrà proiettato il Faust, film del 1926  diretto da Friedrich Wilhelm Murnau. È un film dell’espressionismo tedesco che si basa su antiche narrazioni del leggendario racconto popolare, nonché sulla versione della storia come scritta da Goethe. Da cosa si riconosce un film espressionista? Diciamo che l’espressionismo tedesco prende il via con  Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene (1920). I film di questa corrente sono caratterizzati da sperimentazioni formali, ombre minacciose e attori con un trucco estremamente pesante. Un profilmico spaventoso per coinvolgere lo spettatore nella dimensione dell’incubo e della paura. Quando il film uscì nelle sale il 14 ottobre 1926, Murnau era all’apice della sua carriera, dato che già nel 1922 Nosferatu il vampiro era considerato come uno dei lavori principali del cinema muto. Tre anni dopo con L’ultima risata (1924) Murnau cominciò la sua carriera internazionale, che lo portò poi ad Hollywood.  Ma prima di trasferirsi definitivamente in California Murnau girò un ultimo film in Germania, appunto Faust. Come attori reclutò Emil Jannings nel ruolo di Mefistofele, la stella del teatro svedese Gösta Ekman nel ruolo di Faust, ed infine l’allora ancora sconosciuta Camilla Horn nel ruolo di Gretchen.

La trama dell’opera si basa su valori manichei, su un dualismo continuo tra bene e male, luce ed ombra, dio e satana. Il diavolo entra in scena esclamando: “La terra è mia!”. Ma un Arcangelo gli sbarra la strada. “La terra non sarà mai tua: L’uomo appartiene a Dio!”. Per risolvere lo scontro scommetteranno sull’anima di Faust. Qualora il diavolo riuscisse a corromperla la Terra sarà finalmente sotto il suo dominio. Le forze demoniache entrano quindi in azione e i terribili risultati si faranno presto vedere. La tragedia ha inizio con la peste che si propaga nel paese. Faust, medico e alchimista si sentirà impotente di fronte all’epidemia inarrestabile. Ed è cosi che il diavolo riuscirà a tentare Faust promettendogli di poter salvare i suoi concittadini. Inizialmente quindi è solo per solidarietà ed umanità che Faust sarà spinto ad accordarsi con il Diavolo. Successivamente, Faust cercherà il perdono divino tramite la morte, ma  Mefistofele riuscirà a raggirarlo di nuovo, promettendogli una nuova giovinezza ed una vita piena di piaceri. Faust cederà una seconda volta. Questa volta spinto da motivi egoistici. Cosa potrà far redimere Faust e cosa potrà rompere il patto? L’amore di Faust per Gretchen, una giovane ragazza, che lo porterà ad un sincero pentimento e lo condurrà verso la salvezza.

Già all’inizio del film vediamo uno dei tratti caratteristici di Murnau: la sua sofisticata tecnica di ripresa e di animazione, che conferiscono una straordinaria potenza visiva. Faust è un ammaliante poema visivo che, attraverso lo stile, opera un’introspezione psicologica e restituisce in forma espressiva le passioni e conflitti interiori dei personaggi, anche grazie alle complesse costruzioni delle inquadrature e all’uso di scenografie che mescolano il realismo alle deformazioni espressionistiche. I volti di Murnau sono mostri che assomigliano alle maschere tragiche del teatro greco e del kabuki. Murnau riesce inoltre ad utilizzare con grande maestria gli elementi come il fuoco, il vento ed il fumo per sviluppare l’espressione e l’impatto della scena. Il regista tedesco è anche uno studioso di pittura ed infatti, nelle sue inquadrature, possiamo trovare richiami  alla pittura romantica, con riferimento a pittori come David e Friedrich, specialmente nelle riprese esterne. È un film dal grande fascino visivo, soprattutto se si tiene conto dei mezzi dell’epoca, un film che crea le immagini più suggestive che siano mai state prodotte fino a quel momento. Murnau tocca vette di sperimentalismo assai ardite, donando vita cinematografica a un testo metafisico, considerato per lungo tempo  inadattabile per il grande schermo. Questa pellicola del celebre cineasta tedesco, oltre ad avere un enorme valore artistico, fu significativa anche dal punto di vista della produzione. Con 2 milioni di marchi di budget e diversi mesi di lavoro fu all’epoca la produzione più costosa e impegnativa del regista. L’intera proiezione sarà musicata dal vivo, proprio come avveniva nelle sale cinematografiche ai tempi del muto e saranno i musicisti del Collettivo_21 con il maestro Riccardo Dapelo alla regia elettronica a lasciarci a bocca aperta!

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