Recensione di CAPTAIN FANTASTIC

“Abbasso il sistema”: la voce del capitano.

La sfida alla società contemporanea di una famiglia oltre i confini dell’ordinarietà.

 

Recensione di Captain Fantastic a cura di Elisa Silva

Una scelta di vita fuori dagli schemi: un’esistenza pura isolata dal mondo corrotto, il tentativo audace e folle di realizzare un sogno inconsueto. È questa l’utopia portata alla realtà da Ben Cash, eroe ribelle e anticonvenzionale del film “Captain Fantastic”.

Padre di sei figli, hippie dal pensiero filo-marxista e dalla volontà ascetica, radicalmente avverso al sistema capitalista e depravato americano, Ben ricorda una versione adulta e più consapevole di Cristopher McCandless, l’indimenticabile protagonista di “Into the wild”. Il filo rosso che unisce l’opera di Matt Ross e quella di Sean Penn, a cui si richiama, risiede nel ribrezzo per l’avvelenamento della società contemporanea, da cui deriva la totale adesione ad una filosofia di vita lontana dai canoni moderni, improntata alla connessione con il mondo naturale e alla cultura di un pensiero alternativo e profondo. Il giovane pellegrino delle terre selvagge è qui cresciuto, diventato marito e padre, ed è riuscito a costruire sulla propria famiglia quel sogno di libertà tanto invocato. Un po’ maestro e un po’ despota, organizza su rigidi principi morali l’intera educazione dei figli, che, tra le foreste degli incontaminati paesaggi americani, crescono come piccoli membri di una società primordiale ma colta, da cacciatori e filosofi, contadini e intellettuali. Perfino il magic-bus di McCandless è diventato una casa in mezzo al bosco, suggestiva tana dell’utopia di un’esistenza perfetta.

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L’illusione di questo Eden selvaggio si incrina quando nell’idilliaco universo della famiglia Cash irrompe la disgrazia. La scomparsa della madre, figura angelica in cui vengono acutamente sintetizzate la pericolosità e l’attrazione di questa realtà così radicale, costringe i sette eremiti ad affrontare tutto quel mondo che hanno cercato di escludere e li porta a guardare dritto negli occhi un altro modello di civiltà, perverso e insensato ma altrettanto presente. Inizia in questo modo la missione della famiglia di realizzare le ultime volontà della madre contro gli ostacoli della società perbenista e ipocrita statunitense. È scontro tra due realtà opposte, il cui contrasto esasperato genererà momenti assurdi ed eclatanti, romanticamente sospesi tra un’altissima intensità drammatica e una decisa e spontanea comicità. La madre, nella candida innocenza del suo ruolo di amata, è il personaggio cardine di questa storia eccentrica, colei che assegnerà alla sua tribù il delicato compito di salvarla e salvarsi. È l’altra faccia della medaglia della funzione genitoriale, del complicato incarico di crescere dei figli, tema che il film accarezza ma a cui non si limita.

La sua forza sono le tante scene costruite sui particolari di un’insolita quotidianità, tra cui spicca il finale lungo e innamorato, piccolo gioiello incastonato nella preziosità già commovente di questa produzione d’eccellenza. Grazie a una splendida versione di “Sweet Child O’Mine” (quella alternativa di Scotland the Braver) e il silenzioso riscatto da quel “meraviglioso errore” di un genitore orgoglioso, “Captain Fantastic” realizza nel migliore dei modi tutta la sua poesia e la limpida bellezza che gli conferisce il fascino delle grandi storie.

Trailer del film: https://vimeo.com/187666458

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