L’arena estiva come test per le sale in autunno?

Se in sicurezza, il cinema all’aperto delle arene estive può costituire un test per la ripartenza a pieno regime in autunno per le sale cinematografiche e i festival

La fotografia della condizione attuale è drammatica per il cinema e le prospettive future sono
molto incerte. Un approfondimento è nella nostra rubrica Cinetalk disponibile al canale
YouTube “Cinemaniaci Associazione Culturale APS”: ho invitato i miei colleghi del Consiglio
Nazionale di UCCA a partire dal Presidente Roberto Roversi nelle puntate 16 e 18 del talk; la
molteplicità di esperienze e la capillarità sul territorio italiano fanno di Ucca un osservatorio
informato, aggiornato e autorevole (trovi le puntate qui).
Nella fase acuta dell’emergenza sanitaria tutto il cinema si
è fermato, ma a patire è stata ed è soprattutto la sala cinematografica. Set sospesi, festival
rinviati (o modificati nella formula o, ipotesi cupa ma da considerare, annullati?) e sale chiuse.
Produzione, distribuzione, esercizio, editoria e formazione: a parte le piattaforme streaming e
le tv, tutta la filiera dell’audiovisivo è in lockdown. In questo scenario catastrofico è facile
immaginare il danno ingente al sistema-cinema. La distribuzione ha un serbatoio di prodotti
di cui rinvia l’uscita o che sposta sul web; la produzione programma e cura la scrittura;
l’editoria segue lo streaming; la formazione, azzoppata, va. Invece il proiettore in sala è spento
e rischia di non accendersi neppure in estate ai piedi di Palazzo Farnese per la rassegna di film
all’aperto. In attesa dell’evoluzione della crisi sanitaria in base alla quale si deciderà se e come
aprire le arene estive ci stiamo interrogando sulla reale fattibilità. Prima di Natale un confronto con l’Assessore alla cultura del Comune di Piacenza Jonathan Papamarenghi ci ha portato a guardare con fiducia all’estate 2020.

Proprio due anni fa in aprile con il supporto di moltissime persone (+3.000 firme in tre giorni
su Change.org) abbiamo difeso l’Arena Daturi dal rischio di perdere una manifestazione
popolare, apprezzata e attesa. Oggi il rischio si ripresenta a causa della pandemia. Non basterà
decidere a livello nazionale di consentire le manifestazioni di cinema sotto le stelle. Noi
operatori culturali del Terzo settore (questo siamo, non veri e propri esercenti
cinematografici: non abbiamo una sala e viviamo di altro) valuteremo se le regole del gioco
renderanno possibile organizzare il cinema all’aperto, l’evento più lungo dell’estate piacentina
(tra l’altro nel 2019 sono stati battuti tutti i record: presenze complessive, media spettatori
per serata, proiezione singola con più pubblico). Per esempio, occorrerà gestire afflussi di
persone, probabilmente rispettare misure di sicurezza nuove. Per esempio, occorrerà capire
quanti film avremo a disposizione per la nostra selezione (in genere i film distribuiti in sala da
settembre a giugno, al momento avremmo solo i titoli usciti fino a febbraio) e a quali costi.
L’attività dell’arena estiva può diventare facilmente antieconomica. Primo motivo: condizioni
meteo avverse; poi problemi tecnici, titoli “sbagliati”, ecc. Con costi più elevati e pubblico
pagante inferiore, il cinema all’aperto è necessariamente in bilico. Sarebbe importante che la
distribuzione garantisse alle arene estive anche prime visioni sotto forma di anteprima (non
certo per uno sfruttamento intensivo) e fosse più flessibile negli accordi.
Superare la crisi deve essere un obiettivo di comparto, non di categoria: ogni categoria
dipende dalle altre. Ci sono pure l’associazionismo (o Terzo settore) e le arene
cinematografiche estive. Una vera ripartenza richiede la ripartizione di risorse e opportunità.
Non basta dire “potete aprire” perché non siamo obbligati a farlo.

In estate, se ci sarà parere favorevole a riaprire da parte delle istituzioni, sostenute dai
comitati scientifici, la gente avrà meno timore a stare in luoghi affollati ma all’aperto: quale
occasione migliore per puntare sull’arena estiva che avrebbe una valenza speciale. A livello
culturale e sociale. E sul piano simbolico: il concetto “cultura 2020”, partito con alte
aspettative, è azzerato; ci sarà e c’è sete di cultura e fruirne all’aperto sarà catartico. Sete o
fame di cultura che stiamo soddisfacendo a casa grazie a libri, dischi, film in streaming. A tal
proposito invito a cercare il monologo di Stefano Massini sul valore della cultura per il
nutrimento spirituale di tutti e quello fisico di chi lavora nel settore: montatori, fonici, operai,
elettricisti, autori (9 aprile, La7). È bene, inoltre, sapere che non saremo più gli stessi spettatori: film e serie gratis e a pagamento stanno saziando la gente, che si sta abituando a
una fruizione domestica. Di serie B secondo noi, ma è un’alternativa, esiste. Più che temere
tutto ciò che non è sala si dovrebbero garantire accordi che tutelino le sale di fronte a video on
demand e abbonamenti streaming con finestre di utilizzo e distribuzione rinnovate e flessibili
a seconda del caso specifico, possibilità per una sala di vendere biglietti virtuali… Il rilancio
dell’industria-cinema passa per formule nuove. Occorre adattarsi a una situazione unica nella
storia degli spettacoli cinematografici (eccezione, forse: la stagione 1918-19 quando ci fu la
Spagnola). È un ragionamento di sistema, macro, ma ha a che fare con le arene e tutto il resto.
Il comparto è uno e si salva compatto, perché nessuna categoria si salva da sola. L’occasione di
usare le arene estive come test per capire se a settembre l’esercizio cinematografico potrà
ripartire in grande stile, ovvero se le sale potranno funzionare al massimo della loro capienza
e programmazione, è troppo ghiotta per non coglierla. E per la gente una sera al Daturi sarà
più che mai liberatoria.

Piero Verani

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Foto Mauro Del Papa – Arena Daturi 2019

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